Altri cieli

Ero pentito!
La mia mente per alcuni minuti aveva ritrovato il passato… Un tempo non molto lontano perché ne percepivo ancora chiaramente i suoni, le sensazioni, i brividi e le emozioni intense.

Per anni avevo vagato come un esule guerriero alla ricerca di tesori immaginari e di confini irreali nella certezza di raggiungere una meta.
Nessuna resa difronte alle avversità e ai pericoli; ho fronteggiato con coraggio le battaglie della vita e spesso ne sono uscito vincitore. Sì, non nego di aver fatto danni, di aver lasciato tracce sofferte al mio passaggio, senza per altro pentirmene. In coscienza, non provavo alcun dolore o dispiacere e sinceramente la mia vita mi piaceva. Ho sempre fatto questo: mio padre, mio nonno e ancor prima molte generazioni addietro… Potevo quindi scegliere altre strade? Un mio vecchio avo, servì addirittura la regina. Si racconta, essendo uomo rude ma vigoroso e belloccio, che fosse stato l’amante della sovrana per lungo tempo.

Mi sentivo un dio eterno in quell’immensità immutabile e a volte complice.
Ricordo quando Pedro, amico fidato e compagno di ventura, all’alba di un giorno come tanti, mentre il sole nasceva glorioso impossessandosi di un cielo azzurro intenso, mi disse:
– Bah, comincio ad averne abbastanza. Per mille barili… ho visto troppo sangue… credo sia arrivato il momento di gettar la spugna. –
Lo fissai a lungo dopo questa affermazione, ma rimasi in silenzio. Nelle ore che seguirono mi ritrovai a riflettere su quelle parole. E forse, ne diedi atto, aveva ragione. In effetti, ero stanco e desideravo fermarmi e magari mettere anche radici: una donna che ti scalda il letto e ti lava i calzoni e dei mocciosi che girano per casa assordandoti con le loro urla… Un quadretto, in fondo, niente male. Ma era quello che volevo veramente? Ero pronto ad abbandonare soprattutto le continue sensazioni di potere e le grandi emozioni che scaldavano la mia esistenza? Cosa mi aspettava, oltre quel confine? Forse, avrei perso me stesso non ritrovandomi mai più. Ma dovevo tentare: il momento era arrivato!
Accolsero la notizia, esultando, e mi resi conto che, intorno a me, erano tutti stanchi.

Pochi giorni dopo, appesi il cappello al chiodo… Ammainai la bandiera con un groppo alla gola. Mi scolai un’intera bottiglia di rum affogando spudoratamente i miei tanti dubbi e le mie perplessità.
Con un freddo saluto d’addio voltai frettolosamente le spalle a quella che era stata la mia casa per oltre trent’anni… il mio covo, la mia famiglia… la mia vita! Ora, mi si aprivano nuovi orizzonti, altri cieli e nuove speranze. Sì, ero pronto!

Passarono solo alcuni mesi…
Non avevo combinato niente; anzi mi sentivo rimbecillito. Inutile, un reietto.
E appena albeggiò, in un giorno qualunque, ripresi il cappello appeso al chiodo, issai al pennone la bandiera che sventolò orgogliosa in un azzurro intenso; mi scolai di nuovo una bottiglia di vecchio rum e guardando quell’immensità cobalto di flutti e spume, mi sentii di nuovo un dio.
Gridai a tutta voce:
– Avanti a tutta dritta, ciurma… sbrogliate i veloni e i velacci… Il vento spingerà di nuovo questa carcassa di legno fino alla fine del mondo! –

nereidebruna

ooo

Una data da ricordare: 13 maggio 2007

Finalmente ti ho incontrato. E’ stato amore a prima vista; e non fu complice il profumo acceso di primavera e il volteggiare d’angelo dei gabbiani.
Ti sognavo già da bambina e solerte tu, nelle buie notti cullavi dolcemente il mio riposo cantando una perpetua soave nenia. Quanti lunghi anni lontano da te.
Ti cercavo nel tempo che scorreva inesorabile, aspirando al tuo abbraccio infinito, al soffio del tuo respiro fra i miei capelli, alle tue sensuali carezze scivolare sinuose sul mio corpo.
Oh… come ti desideravo… come ti amavo profondamente già nei miei pensieri.
Appena i miei occhi, quel giorno di maggio, incrociarono i tuoi di un intenso blu acquamarina, senza esitazione alcuna, mi tuffai annegando e perdendomi in essi.
E subito mi hai portato in alto, a sfiorare il Cielo dove la mia estasi sublime si univa in un paradiso senza fine, in quell’avvolgente amplesso primordiale che solo tu sai donare alle tue amate creature. Per lunghi attimi hai rapito la mia anima annullando ogni mio sentimento terreno, lasciandomi toccare il divino.
E lì, ho scorto le lucenti stelle diventare preziosi diamanti e la tonda luna specchiarsi vanitosa in quel tuo immenso cobalto di zaffiri.
Ah… come ti amai, quel giorno…
Ora, oltre l’orizzonte, dove il sole in te tramonta sciogliendosi in oro, una piccola bianca vela va, e fra le ovattate spume e le ricciolute onde, ballerà dolcemente danzando nella tua musica e nei tuoi respiri.
Mio amato mare…
Con il cuore ebbro d’amore riesco a sussurrarti con tanta tenerezza:

“Il nostro inizio è un eterno senza fine…!”

nereidebruna

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Di nuovo… il sole

Di nuovo il sole

che brilla nel mio cielo.

Il mare lo accoglie

ebbro d’amore

e nella vanità si specchia

colorandolo di porpora e miele.

L’onda perpetua

s’infrange spumosa

e regala diamanti e perle

che di prezioso illuminano

il magico mondo marino.

La bianca vela

spinta dal vento

va come un candido angelo

verso l’infinito blu,

dondolando sinuosa,

baciata di nuovo dal sole.

E la pace ritorna…

Stefania

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Mi chiamate…

Mi chiamate il MAESTRO e non mi interrogate…
Mi chiamate vostra LUCE e non mi vedete…
Mi chiamate la VERITA’ e non mi credete…
Mi chiamate la VIA e non mi seguite…
Mi chiamate la VITA e non mi desiderate…
Dite che sono SAGGIO e non mi obbedite…
Dite che sono BELLO e non mi amate…
Dite che sono RICCO e non mi domandate niente…
Dite che sono GIUSTO e non mi temete…
Dite che sono ETERNO e non mi cercate…
Dite che sono MISERICORDIA e non avete fiducia…
Dite che sono NOBILE e non mi servite…
Dite che sono ONNIPOTENTE e non mi adorate…
Se un dì non vi riconosco non vi meravigliate!

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