tyto_alba06

18 – 02 – 2015

“Polvere tu sei e in polvere tornerai!”. (Genesi 3, 19)

Ascoltavo con attenzione le parole del sacerdote che spiegava ai noi fedeli il vero significato della Quaresima.

Non dimentichiamoci, disse, che siamo stati creati dalla polvere del suolo e abbiamo ricevuto da Dio l’alito di vita per diventare esseri viventi;  siamo però deboli e ricevere le sacre ceneri quaranta giorni prima della Santa Pasqua ci invita a convertirci e a credere nel Vangelo.  Sia, quindi, per tutti noi un tempo di riflessione e facciamo del nostro meglio per vivere nella dignità di veri figli di Dio.

Con tristezza mi ritrovai a pensare al mondo di oggi, così lontano da Dio, avvolto nella spirale del male, precipitato in un oblio di tenebre; guardai il muto crocefisso davanti all’altare. Percepivo la Sua sofferenza, il Suo dolore… e la Sua immensa misericordia per noi carnefici. Avrei voluto avvicinarmi… accarezzare quelle carni lesionate, quelle piaghe inflitte dai nostri innumerevoli peccati. Avrei voluto asciugare il sangue del Suo costato, alleviarGli il martirio di quella corona di spine, ennesima beffa dell’uomo che sa prendersi costantemente gioco dell’Eterno e dell’Onnipotente, ma sono riuscita solo a pregare, a chiedere perdono e a battermi il petto: “Mea Culpa, me culpa, mea grandissima culpa.”

La Chiesa era gremita, ma per un attimo mi sentii sola: io e Lui. Lo fissavo estatica, contrita, in completa adorazione; mi parve, un istante, di vederLo assentire con il capo e dolcemente sussurrarmi: “Non aver paura, ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt 28,16-20). Riuscii a sorriderGli leggermente e a dirGli con voce flebile: “Grazie Gesù, confido in Te.”.

Uscii dalla Chiesa serena, rinfrancata come succede spesso dopo aver ascoltato la Parola di Dio.

La notte mi avvolse come un manto ma le miriadi di stelle e la tonda luna brillavano immobili e regali trasformando quell’oscurità in soprannaturale magia.

Alla giuda dell’auto imboccai la strada che portava alla mia abitazione. Il lungo rettilineo immerso nella verde e vasta campagna mi permise anche di scorgere più in là, alla fine della via, uno spicchio argenteo di mare rischiarito dalla luna riflessa, placida e sorniona.

Rilassata e serena con la mente rivolta a Dio e alle Sue meraviglie terrene rallentai: è così bella la natura assorta nel sonno e nel silenzio del riposo e, fu in quell’attimo che lo vidi illuminato dalla luce dei fari: un volo… due bianche ali, una piuma… la sua leggerezza… il suo perdersi nel vento.

Un angelo, forse??? Superò la mia auto passandoci sopra e lo rividi con più attenzione; i fari lo catturarono di nuovo e quel bianco divenne ancor più candido. Che meraviglia! Credo di aver smesso di respirare per qualche istante. Poi si diresse verso sinistra e si appoggiò sopra ad un tronco nudo d’albero. Mi guardò mentre gli passavo accanto a pochi metri. Gli occhietti scuri e penetranti, la faccetta a cuore color latte, il piccolo becco ricurvo, il piumaggio dorsale tinto di miele. Bellissimo! No, non era un angelo…  solo un barbagianni, una splendida creatura notturna. Un altro dono di Dio.

Lo superai lentamente anche se il desiderio di fermarmi era forte, ma preferii lasciar stare e andare oltre per non contaminare quell’incantesimo divino che può apprezzare e percepire soprattutto chi ha un cuore puro e ama l’Unico Signore Nostro Dio. Mi rigirai un altro attimo… era ancora lì… tranquillo e immobile su quel tronco; spiccava nell’oscurità parendo avvolto di irreale luce.

Non resistetti e forse egoisticamente gli mormorai: “Buona notte, piume d’angelo… salutami Dio l’Eterno quando vai Lassù, oltre le nubi e raccomandaGli le buone e tante anime di quaggiù, e se ti è possibile, appena puoi, torna qui a raccontarmi un po’ di Lui…”

Stefania