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Anno Domini 1314 – 18 Marzo – Jacques de Moley e i Cavalieri Templari –
“Una nuova cavalleria è apparsa nella terra dell’Incarnazione… che si combatta contro il nemico non meraviglia, ma che si combatta anche contro il male è straordinario. Essi non vanno in battaglia coperti di pennacchi e fronzoli, ma di stracci e con un mantello bianco; non hanno paura del male in ogni sua forma e attendono in silenzio ad ogni comando aiutandosi l’un l’altro nella dottrina insegnata dal Cristo. Essi fra loro non onorano il più nobile, ma il più valoroso… essi sono i Cavalieri di Dio… essi sono i Cavalieri del Tempio”.

Anno Domini 1191
Scriveva Papa Clemente III: “Consacrati al servizio dell’Onnipotente, vanno considerati parte della Cavalleria Celeste”. Anche Pietro il Venerabile ammoniva: “Chi non si rallegra con tutto il suo animo in Dio suo Salvatore, che la Cavalleria dell’Eterno, i Templari, abbia lasciato gli accampamenti celesti per scendere a ingaggiar nuove battaglie, a battere i principi di questo mondo, a sconfiggere i nemici della Croce di Cristo?… e siete Monaci nelle vostre virtù, Cavalieri nelle vostre azioni; le une le realizzate con la forza dello spirito, le altre le esercitate con la vigoria del corpo”.

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Anno Domini 1307

Le casse dei regni erano sempre più vuote dovute alle continue guerre che attraversavano il vecchio Continente e dalle sconfitte precedenti dei cristiani con le Crociate.
Il Re di Francia Filippo il Bello accomodato sul sofà in broccato rosso ascoltò attentamente le parole del suo fidato consigliere Guillaume de Nogaret:
– Non vi sono dubbi, Vostra Maestà. Esquin de Floyran, capitano templare a Montfaucon, mi ha riferito esattamente ciò che è accaduto. Circolano voci sia fra il popolo che la nobiltà di alcuni cavalieri templari sulle loro presunte deviazioni sessuali e spirituali. Da non credere! Ci sono testimoni che affermano l’idolatria e l’eresia di questi uomini di cui la nostra amata Chiesa ha gran stima. Pare siano arrivati addirittura alla sodomia, alla blasfemia e allo sputo sulla croce. Papa Clemente V è sconvolto! –
– Non ho parole. Hanno giurato di servire Cristo osservando la castità e l’obbedienza, rifiutando ogni proprietà. Ora sono diventati ricchi. I loro manieri e monasteri traboccano di innumerevoli beni e noi siamo in ristrettezze; sciagurati, il giudizio di Dio non tarderà. – Ci fu un lungo silenzio. I rumori esterni di voci e cavalli si sentivano attutiti.
– Comunque non Vi preoccupate Maestà, il Papa è deluso. Credo che aspetti di incontrarvi quanto prima per capire come comportarsi. –
– Fermeremo questi eretici, è una vergogna per la Santa Chiesa. Sguinzagliamo i nostri uomini per tutto il regno a caccia dei monaci blasfemi. Se catturiamo il loro maestro, quel certo Jacques de Moley, li bloccheremo senza difficoltà. Il Papa Clemente me lo lavoro io… è un debole e non reggerà. Sarà uno scherzo farmi appoggiare anche da lui. –
Eccitato Filippo pregustava già ricchezza traboccante nelle sue casse e più potere nel regno,
– Bene, sia così. Mi congedo – e inchinandosi Nogaret lasciò la sala.

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– Non sottovalutate queste informazioni, Maestro. Il Re di Francia e il Papa stanno credendo alle false dicerie che circolano su alcuni dei nostri monaci. Dobbiamo screditarle altrimenti i problemi potrebbero diventare seri aggravando la nostra situazione ecclesiale. –
Jacques de Moley si accarezzò la lunga folta barba. Il bianco mantello si mosse al vento e la croce rossa patente sul lato sinistro parve una leggera farfalla svolazzante.
– Non temere, Geoffroy… il Signore è con noi. –

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Agosto 1307

Il Papa Clemente V sfiduciato e rattristato cede alle pressioni del Re:
– Che Dio abbia pietà di me. Non mi resta che aprire un’inchiesta. –
– Non preoccupatevi Santità, nulla sarà tralasciato; se è come afferma il templare de Floyran quei monaci avranno la giusta pena. Dio non perdona chi Lo oltraggia. – dichiarò Nogaret.

Anno Domini 1307 – 14 settembre

– Hanno arrestato molti dei nostri fratelli francesi, Maestro. Alcuni sotto tortura sono stati costretti a confessare il falso e avvallare le accuse infamanti; altri, e che Dio li abbia in gloria, sono stati uccisi barbaramente. – Il precettore di Normandia Geoffroy de Charney era sconvolto e irato.
– E’ vero, hanno superato ogni limite. Siamo innocenti! Andrò personalmente a parlare con il Re Filippo il Bello. –
– No, non fatelo… vi arresterà. Quell’uomo mira a distruggerci per impossessarsi dei valori da noi custoditi; è un uomo malvagio, ben lo sapete, assetato di potere. Papa Clemente ci aiuterà. Contiamo su Sua Santità. –
– Credo che il nostro Pontefice sia in balia di questo sovrano. Mi perdoni il mio Dio, se mi permetto di fare tale affermazione. So che la Sua salute è cagionevole e le Sua forza viene meno. La Chiesa è in serio pericolo – e aiutato da Geoffroy indossò il mantello.
– Verrò con voi, Maestro! – Jacques de Moley annuì.

E il Re in persona ricevette i due cavalieri.
– Che sorpresa, la vostra visita – ma i suoi occhi si ridussero in una fessura scura e lo sguardo divenne inquietante.
– Conoscete fin troppo bene il motivo per cui siamo qui. Noi siamo dei semplici monaci e non abbiamo mai disonorato il Nostro Dio. Egli è sopra di Tutto; come potete credere a tali menzogne. –
– Calmatevi… Voi sapete bene che il Santo Padre ultimamente è molto debole. Questo comporta una forte fragilità nel potere ecclesiale. Io potrei risanare tali lacune e mi sovviene di pensare a voi, monaci guerrieri. Riflettete… –
Cadde un pesante silenzio nella sala. Un raggio di sole entrò dalla finestra inondando di luce una parte del pavimento color ocra.
– Maestà, l’Ordine dei Soldati di Cristo non brama al potere, alla gloria… solo quella di Dio. Vi chiedo… lasciateci in pace – e con un leggero inchino uscirono dalla stanza mentre il sovrano irrigidito e teso divenne scarlatto. Con rabbia scaraventò a terra il calice con il vino e si alzò di scatto.
A voce alta pronunciò una sentenza:
– Bene, me la pagherete. Avete firmato la vostra condanna, Jacques de Moley e nessun dio potrà fermare la mia ira. –

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Anno Domini 1307 – 13 ottobre

– La bolla papale… eccola finalmente… – e Filippo il Bello, con un sorriso soddisfatto, attese qualche minuto, in assoluto silenzio estatico.
Doveva essere privata del sigillo, aperta e letta da tutti i regnanti alla medesima ora.
Il contenuto era chiaro ed esplicito: distruggere i templari e impossessarsi dei loro tesori. L’accusa infamante era tra le peggiori per la cristianità: eresia e idolatria.

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13 ottobre

E accadde l’inevitabile.
L’ora dei vespri. Le prime luci dell’alba.
Nella cappella dell’Ordine del Tempio di Parigi Jacqued de Moley e Geoffroy de Charney assieme ad altri monaci iniziarono le preci con il loro consueto motto scandito all’unisono.
– “Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam” – ma alcuni rumori provenienti dai corridoi li mise in allarme. Troppo tardi: un gruppo di soldati armati capitanati da Guilliaime de Nogaret entrarono irrompendo nella cappella.
– Ecco l’ordinanza papale… siete tutti in arresto – dichiarò la possente voce di Nogaret con un sorriso sprezzante e beffardo.
Nessuno oppose resistenza, neppure il Maestro trovando inutile e pericolosa ogni obiezione.

L’interrogatorio che subirono i monaci del Tempio fu spietato. Le torture a loro inflitte erano terribili e atroci. Trentotto di loro morirono a causa delle sevizie.
Il Grande Inquisitore Guillaime de Paris, di Francia, confessore di Filippo il Bello riuscì a ottenere le prime “confessioni”.
Il Papa Clemente V chiese esplicitamente di sentire lui stesso i Templari a Poitiers. Gli fu però riferito che la maggior parte dei monaci erano prigionieri del Re, a Chignon e impossibilitati a viaggiare perché troppo deboli. Si vide costretto a delegare tre sui fidati cardinali: Bérenger Frédol, Étienne de Suisy e Landolfo Brancacci e li mandò ad ascoltare i testimoni a Chinon.

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Anno Domini 1310 – 6 febbraio

– Siamo innocenti… siamo innocenti – urlarono a gran voce sedici monaci durante il processo. Si unirono a loro anche gli altri fratelli.
– Abbiate pietà di noi… è tutto falso. Siamo innocenti! –
Ma Filippo il Bello non perse tempo e continuò la sua personale persecuzione ancora più agguerrita, diventata pari ad una sfida. Bramava la loro totale distruzione.
Il 12 maggio cinquantaquattro Templari salirono sul rogo e le fiamme ardenti lambirono i loro mantelli e avvilupparono i loro corpi in un abbraccio mortale.
Anche il Maestro Jacques de Moley, sfinito dalla continue torture, distrutto nel corpo e nella morale, cedette e confessò ammettendo le colpe di cui era accusato l’Ordine.

Una commissione papale venne nominata il 22 dicembre 1313. Tre cardinali e i procuratori del Re di Francia avrebbero deciso il destino dei quattro dignitari dell’Ordine.
Davanti a questa commissione, ribadirono le loro colpe.

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Anno Domini 1314 – 17 marzo

L’alba. I quattro Templari furono prelevati a forza dalle celle e portati sul sagrato di Notre-Dame de Paris.
E’ qui che Jacques de Molay, Maestro dell’Ordine del Tempio, Geoffroy de Charnay, Precettore di Normandia, Hugues de Pairaud, Ispettore di Francia e Geoffroy de Goneville, appresero la sentenza e quindi la loro sorte.
– La corte dell’Inquisizione dopo aver svolto le dovuto ricerche e aver ascoltato le confessioni, vi condanna al carcere a vita. –
Un freddo brivido raggelò il Maestro. In quell’attimo la rabbia, l’ira e la ribellione s’impossessarono di Jacques e Geoffroy che gridarono contro il cardinale e l’arcivescovo di Sens, Philippe de Marigny, la loro innocenza ammettendo chiaramente che avevano mentito ai Giudici dell’Inquisizione a causa delle terribili torture subite. Vennero quindi dichiarati recidivi e rimessi al braccio secolare della giustizia reale.

18 marzo

Il giorno dopo, Filippo il Bello convocò il suo consiglio e, ignorando i cardinali, condannò Jacques de Molay e Geoffroy de Charney, al rogo.
Furono scortati sulla “île aux Juifs”(“l’isola dei Giudei”, oggi “Île de la Cité”) per essere bruciati vivi.
Era l’ora dei vespri. Il cielo era plumbeo e il sole pareva scomparso: una nebbiolina grigia e impalpabile sfumava tristemente l’aria.
Il Maestro, quando vide il fuoco acceso, si spogliò senza esitazioni. Si tolse gli indumenti, esclusa la camicia, lentamente e con tranquillità, senza alcun tremito, anche se lo spingevano e lo percuotevano. Fu legato al palo; ai suoi carnefici disse:
– Lasciatemi congiungere un po’ le mani per poter invocare Dio con la mia ultima preghiera terrena, poiché questo è il momento, essendo in punto di morte; e Dio sa, ingiustamente. Accadranno ben presto disgrazie a coloro che ci condannano senza giustizia. Dio vendicherà la nostra morte; muoio con questa convinzione. –
I due imputati chiesero di girare la faccia verso la cattedrale di Notre Dame. Questa grazia gli fu concessa e la fine li prese così dolcemente senza alcun lamento e con grande dignità. Le fiamme come spire di serpi consumarono i loro corpi e un bianco fumo salì al Cielo.

E le ultime parole che pronunciò, prima di morire, il Maestro dei Templari si avverarono. Davanti al Tribunale di Dio si presentarono il Papa, quaranta giorni dopo consumato da atroci dolori dovuti ad un cancro e il Re di Francia Filippo IV il Bello, che otto mesi dopo morì cadendo da cavallo in una battuta di caccia.

Finirono così il loro viaggio terreno i Cavalieri del Tempio. Martiri. Ma inimitabile rimane il loro mito che è ancora vivo nei cuori di chi crede nell’Unica Verità e combatte valorosamente per Cristo armato di spada della fede.

“Deus vult”

nereidebruna